Ogni opera nasce da un cammino.
A volte da un incontro.
A volte da un viaggio.
A volte da una domanda che rimane aperta per anni.
Queste pagine non raccontano soltanto le opere, ma il percorso che le ha generate. Sono appunti di viaggio, memorie e riflessioni che accompagnano la mia ricerca artistica.

IL CORRIDOIO DELLE DODICI STANZE
Si entra passando. Non con lo sguardo soltanto, ma con il corpo. Questo corridoio non è un luogo da attraversare in fretta: è un cammino fatto di soglie.
Ogni portale è un passaggio. Ogni passaggio è un cambiamento. Chi entra qui percorre uno spazio fisico, ma allo stesso tempo attraversa un paesaggio interiore fatto di silenzi, memorie, visioni.
Le dodici stanze di questo corridoio nascono da un pensiero di Ezio Bosso. Ezio parlava di una teoria antica, più filosofica che storica, che immagina la vita come un percorso attraverso dodici stanze. In ciascuna lasciamo qualcosa di noi.
La prima stanza è quella in cui si nasce. Non la ricordiamo. L’ultima è quella in cui tutto sembra compiersi. Si dice che solo lì sia possibile rivedere la prima, come se la fine aprisse a un nuovo inizio.
Dodici sono le soglie. Non per caso. Dodici come i cicli che regolano il tempo: i mesi dell’anno, le ore che dividono il giorno dalla notte, i ritorni che la natura e l’uomo conoscono da sempre. Dodici come misura di un percorso completo.
Attraversare dodici stanze significa entrare in un ciclo. Non per trovare risposte, ma per lasciarsi trasformare. Ogni soglia chiede di essere varcata. Nulla resta identico dopo il passaggio.
Le sagome dell’Androgino, scavate nella materia, non mostrano una figura: sono un vuoto che accoglie, una ferita che diventa forma. Chi attraversa non guarda un’immagine, ma vi entra dentro.
L’Androgino non è maschile né femminile. È archetipo. È ciò che resta quando cadono le definizioni, quando si cerca l’essenza. In questo cammino non guida, ma accompagna. Presenza silenziosa, compagno muto del passaggio.
Ogni stanza corrisponde a un tratto del viaggio: il corpo e la memoria, l’ombra e l’ascolto, la ferita e il tempo, la cura, la visione, il mistero. Fino all’ultima soglia.
Questo corridoio è dedicato a Ezio Bosso. Non come celebrazione, ma come continuità. Un modo per attraversare ancora, insieme.
Chi percorre il Corridoio delle Dodici Stanze non riceverà risposte. Troverà domande nuove, più essenziali. Domande da portare con sé, oltre il cammino.






Uno sguardo sul progetto
Le immagini realizzate da Davide Fazio accompagnano la visita attraverso la mostra fotografica dedicata a Ezio Bosso, il Palazzo delle Terme di Levico e il Corridoio delle Dodici Stanze . Un racconto in cui fotografia, scultura, paesaggio e musica si fondono in un unico cammino.
Un progetto che non si conclude davanti a un'opera, ma continua nel paesaggio che la accoglie.